I Riformatori nella storia - Chiesa Cristiana Evangelica Battista

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I Riformatori nella storia

Storia

Valdo di Lione
(c.1140-c.1217)

Le notizie sul fondatore del movimento dei valdesi sono purtroppo scarse. Perfino sul suo nome, i vari autori si sbizzarriscono in Valdo, Valdes, Valdesio, Vaux, con la V o la W iniziale, e, dall'inizio del XIV secolo, con il nome Pietro probabilmente aggiunto postumo dai suoi seguaci, in onore dell'apostolo Pietro.
V., un ricco mercante di Lione (in Francia), fu vivamente impressionato nel 1175 da un racconto di un menestrello che gli descrisse la vita di Sant'Alessio (IV secolo) e della moglie: essi, il giorno stesso del loro matrimonio, decisero di vivere in castità e di donare tutti i loro averi ai poveri.
A quel punto, V. espresse il desiderio di approfondire la lettura della Bibbia, tuttavia egli non conosceva il latino. Chiese quindi a due sacerdoti di tradurgli i Vangeli in francese, ai quali si aggiunsero poi altre parti della Bibbia.
Leggendo il Vangelo di Matteo, V. fu colpito dal passaggio della predica di Gesù al giovane ricco: Gli disse Gesù: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi" (Matteo XIX, 21), e decise nel 1176 di abbandonare la moglie e di donare tutto i suoi averi, parte al monastero di Fontevrault, dove fece accogliere le sue due figlie minori, ma la maggior parte ai poveri.
Egli successivamente si circondò di un gruppo di seguaci, i quali, fatto un voto di povertà, erano diventati predicatori erranti, vestiti solo con un saio. E' importante precisare che V. non aveva alcuna velleità eterodossa, tuttavia la solita miopia degli alti prelati dell'epoca, che vedevano dei potenziali catari in ogni movimento spontaneo, fece sì che a V. fosse proibita la predicazione da parte del vescovo di Lione.
V. non si scoraggiò e si presentò direttamente da Papa Alessandro III (1159-1181), durante il III Concilio Laterano del 1179, per ottenere l'autorizzazione ecclesiastica alla predica. Tuttavia Alessandro non ebbe la lungimiranza (o l'opportunismo) di Innocenzo III (1198-1216), che 30 anni dopo, nel 1209, approvò la scelta praticamente identica di San Francesco d'Assisi. Alessandro, invece, si limitò ad abbracciare commosso V., salvo poi ordinargli di ubbidire al vescovo di Lione, e stesso trattamento ebbe il lionese nel 1181 da Papa Lucio III (1181-1185). Quest'ultimo, anzi, gli fece giurare ubbidienza al suo vescovo.
Tuttavia V. non ebbe la pazienza di accettare obtorto collo, come Francesco, gli ordini della Chiesa, e continuò la predicazione con i suoi seguaci, denominati Poveri di Lione.
Egli fu allora convocato in un sinodo a Lione nel 1180 dal cardinale Enrico di Marcy, vescovo d'Albano, dove V. fece una confessione ortodossa, anzi denunciando gli errori dei catari.
Tuttavia ciò non gli fu sufficiente e attirò ugualmente nel 1184 su di lui una scomunica, comminata con la bolla papale Ad abolendam da Lucio III a Verona. Anche il IV Concilio Laterano del 1215 condannò il movimento di V. come quello di "eretici impenitenti".
Ma il movimento era ben radicato nel Sud della Francia, in Spagna e nel Nord dell'Italia, in particolare in Lombardia, dove sia i seguaci di Arnaldo da Brescia che un gruppo dissidente del movimento degli Umiliati, confluirono nel movimento valdese, assumendo nel 1205 il nome di Poveri Lombardi. Queste due anime ben presto provocarono una spaccatura nel movimento: i Poveri di Lione disdegnavano il matrimonio, il lavoro manuale e la gerarchia interna, mentre i Lombardi, con a capo Giovanni di Ronco, accettavano tutto ciò, mentre erano più severi dei francesi nel rigettare i sacramenti conferiti da sacerdoti indegni.
V. morì ca. nel 1217 (secondo altri autori nel 1207) con l'amarezza di non essere riuscito a mediare le divergenze dei due gruppi, che neppure una riunione organizzata a Bergamo nel 1218 poté appianare.



Wiclef.
(ca. 1324-1384)
John Wycliffe, il più importante riformatore religioso prima di Lutero, nacque nel 1324 ca. a Hipswell, vicino a Richmond, nella contea inglese dello Yorkshire.
Non si conosce molto della prima parte della sua vita, se non che studiò al Balliol College di Oxford per diventare Maestro in Arti, e dove probabilmente conobbe personalmente Guglielmo di Ockham e dove studiò, rimanendone colpito, gli scritti del gioachimita Gerardo di Borgo San Donnino.
Fu nominato, solo nel 1372, dottore in teologia, un titolo di studi diverso da quello inizialmente intrapreso.
Nel 1374, W. fece parte di una commissione inviata dal governo inglese a Bruges per discutere con i rappresentanti di Papa Gregorio XI (1370-1378): era necessario dirimere alcuni questioni aperte tra il papa ed il re Edoardo III (1327-1377).
In realtà W. era stato ingaggiato dal partito antipapale, capeggiato dal figlio quartogenito del re, Giovanni di Gand, duca di Lancaster, che divenne in seguito il potente reggente d'Inghilterra (per conto del nipote minorenne Riccardo II dal 1377 al 1381), e di cui W. fu consigliere ecclesiastico dal 1376 al 1378.
Nel 1377 W. diede parere favorevole a Edoardo III sull'opportunità di interrompere i tradizionali sussidi in denaro alla Chiesa Cattolica. Questa presa di posizione gli costò la convocazione in giudizio dall'arcivescovo di Londra, davanti al quale egli si presentò con 4 frati difensori e il Duca di Lancaster in persona.
Oltre a quest'episodio, W. aggravò la sua posizione, scrivendo nello stesso periodo le sue opere De civili dominio e De dominio divino, dove egli ribadì la superiorità del potere regale su quello papale.
L'intervento del figlio del re fece temporaneamente evitare la sua condanna, che però arrivò poco dopo mediante 5 bolle papali di Gregorio XI, dove venne accusato degli stessi errori di Marsilio da Padova.
Grazie agli appoggi in alto loco, W. non fu arrestato, anzi proprio nel fatidico 1377 egli fondò l'ordine dei Poveri Predicatori (successivamente soprannominati Lollardi) , su modello dell'ordine francescano od ad imitazione dei “barba” valdesi: i primi predicatori, vestiti miseramente e forniti con un bastone e parti della Bibbia tradotta in inglese da W., furono gli studenti della facoltà di teologia di Oxford.
Tra loro c'erano alcuni giovani boemi, venuti in Inghilterra al seguito della principessa Anna di Boemia, novella sposa di Riccardo II. Questi studenti tradussero gli scritti di W. nella loro lingua e portandoli con sé al ritorno in patria: essi ebbero in seguito una notevole influenza su Jan Hus, l'emblema della rivolta riformatrice di quel paese.
L'anno successivo, nel Marzo 1378, W. fu nuovamente convocato dai vescovi inglesi per essere processato per eresia, ma questa volta fu l'autorevole intervento della regina madre Giovanna di Kent ad evitare guai peggiori. Nuovamente l'impunità dovuta all'appoggio degli alti vertici e la contemporanea crisi del papato, sfociato nel Grande scisma d'Occidente (1378-1417), permise a W. di pubblicare indisturbato le sue 33 conclusioni sulla povertà di Cristo.
Tuttavia nel 1380 W. fece un passo falso, attaccando con il trattato De Eucharistia la dottrina della transustanziazione, dove dichiarò che la sostanza del pane rimaneva sempre la stessa, anche se Cristo era presente nel pane, sebbene non in maniera materiale. Il credo ufficiale, materia di fede dal IV Concilio Laterano del 1215, dichiarava invece che la sostanze del pane diventava sostanza del Corpo di Cristo.
Quest'inopportuna sortita gli alienò i favori del Duca di Lancaster ed accelerò la condanna di W., il 17 Maggio 1382, da parte dell'arcivescovo di Canterbury, William Courtenay, di 24 tesi tratte dai suoi scritti.
Oltretutto W. fu da alcuni considerato il principale ispiratore, almeno ideologico, della Rivolta Contadina, capitanata da Wat Tyler, del 1381 e nella repressione che ne seguì ebbero a soffrire anche molti suoi seguaci.
Tuttavia, in seguito alla condanna, egli non subì, come al solito, alcun incarceramento: assistito da John Purvey, W. si ritirò prudentemente nella sua parrocchia di Lutterworth, nella contea del Leicestershire, dove nello stesso 1382 ebbe un primo attacco cardiaco: un secondo gli fu fatale il 31 Dicembre 1384.
La condanna di W. per eresia fu pronunciata postuma al Concilio di Costanza del 1415 e nel 1428, dietro pressioni di Papa Martino V (1417-1431), il suo corpo fu riesumato e bruciato sul rogo e le ceneri sparse nel fiume Swift.



Jan Hus
(ca. 1369- 1415)

Jan Hus nacque nel 1369 ca. a Husinec, nella Boemia meridionale. Suo padre morì quando egli ancora giovane, perciò fu cresciuto dalla madre, e poi mandato a studiare all'università di Praga, dove H. frequentò con pieno successo i corsi di teologia e filosofia, studiando con Stanislao di Znojmo.
Nel 1393 H. conseguì il titolo di Baccelliere in arti, nel 1396 la relativa laurea, nel 1400 fu ordinato sacerdote ed infine nel 1402 diventò decano dell'università di Praga.
Nello stesso tempo egli fu nominato predicatore nella Cappella di Betlemme, una comunità religiosa fondata nel 1391, per un auspicato ritorno all'originale Chiesa di Cristo e degli Apostoli, da Mathis di Janow, allievo, a sua volta, dei riformatori Jan Milic Kromerìz (fondatore della comunità “Nuova Gerusalemme”) e Conrad Waldhouser.
Inoltre in quegli anni H. fu fortemente influenzato dagli scritti, tradotti in ceco, di John Wycliffe, il riformatore inglese, e riportati in patria da un gruppo di studenti boemi della facoltà di teologia di Oxford, recatisi in Inghilterra al seguito della principessa Anna di Boemia, promessa sposa a re Riccardo II d'Inghilterra (1377-1399).
Nel 1403 l'università di Praga condannò 45 tesi contenute negli scritti di Wycliffe: H., tuttavia, tradusse ugualmente il suo Trialogus in ceco e lo fece circolare in patria. Oltretutto egli era un eccellente predicatore e favoriva l'uso della lingua ceca, al posto del latino, e questo lo rese molto popolare presso i boemi che stavano sviluppando sempre più il senso di “nazione”.
Nonostante le sue idee abbastanza eterodosse, fino al 1408, H. poté godere della protezione dell'arcivescovo di Praga, Zbynek (o Sbinko) von Hasenburg. In quell'anno l'alto prelato ricevette una lettera di Papa Gregorio XII (1406-1415), preoccupato del diffondersi delle idee di Wycliffe in Boemia, e soprattutto della possibilità che il re Venceslao IV, detto il Pigro (1378-1419), potesse mostrare simpatie verso esse.
Tutto ciò si complicò nel 1409 con la decisione del re stesso di favorire la componente ceca dell'università di Praga, di cui H. era il massimo esponente, permettendo ad essa di avere, nelle assemblee, tre voti, mentre alle altre nazionalità presenti in Boemia fu concesso solo un voto ciascuno. Questo portò ad una crisi senza precedenti: i docenti e studenti tedeschi (forse 20.000 persone) lasciarono Praga per emigrare a Lipsia o in zone a loro etnicamente più affini.
Poiché Gregorio XII mostrò segni di voler intervenire nella complessa diatriba, re Venceslao proibì ogni contatto tra il clero locale ed il Papa: quest'ultimo reagì interdicendo Praga attraverso l'arcivescovo Zbynek.
La situazione, già così articolata, venne ulteriormente complicata dai vari interventi dei candidati Papi (non solo Gregorio XII, ma anche gli antipapi Benedetto XIII, Alessandro V e il suo successore Giovanni XXIII), che in quel momento nero per la Chiesa, si stavano scannando per il seggio pontificio.
Infatti in una bolla del Dicembre 1409 l'antipapa Alessandro V proibì la predicazione in Boemia all'infuori dei luoghi consacrati e la diffusione degli scritti di Wycliffe.
Contro questa decisione H., forte dell'appoggio del re, si appellò, inviando al successore di Alessandro, l'antipapa Giovanni XXIII, i suoi compagni di fede Stanislao di Znojmo e Stefano di Pàlec, ma Zbynek, oramai diventato suo nemico, lo bandì nel 1410: re Venceslao reagì molto male a questo affronto e fu probabilmente il mandante dell'assassinio dell'arcivescovo nel Settembre 1411.
Nel 1412 H. prese una posizione molto polemica, assieme all'amico Girolamo di Praga, nei confronti di Giovanni XXIII, il quale faceva vendere le indulgenze con lo scopo molto terreno di finanziare la guerra contro il papa Gregorio XII. Questa posizione critica scatenò la reazione di Giovanni XXIII con la scomunica del predicatore ceco.
La bolla papale di scomunica fu bruciata in piazza durante una manifestazione popolare a Praga, ma tre seguaci di H. furono arrestati e decapitati per ordine del re, che mostrò quindi di aver ritirato l'appoggio a H. in quanto si dice il sovrano fosse stato indispettito dal suo atteggiamento: infatti anche Venceslao stesso avrebbe potuto usufruire delle entrate derivate dalla vendita delle indulgenze.
H., a questo punto, osteggiato da più parti e con un ordine papale di cattura sulla testa, pensò bene di lasciare Praga nel 1412, rifugiandosi nelle campagne della Boemia meridionale per predicare fra i contadini e scrivere le sue opere più importanti, come Interpretazione del credo, dei dieci comandamenti e della preghiera del Signore e Della simonia, in ceco e De ecclesia in latino.
Rientrato a Praga nel 1414, fu invitato dal re di Germania Sigismondo di Lussemburgo (sovrano dal 1410) a partecipare, munito di un salvacondotto, al Concilio di Costanza del 1415 per chiarire le sue idee.
Purtroppo, essendosi recato a Costanza con l'amico fraterno Girolamo di Praga, H. fu proditoriamente arrestato, nonostante il salvacondotto, e minacciato di morte se non avesse ritrattato le sue idee ritenute eretiche. H. rimase coraggiosamente sulle sue posizioni e dichiarò che lo avrebbe fatto, se si fosse dimostrato che egli era in contrasto con le Sacre Scritture.
H. fu quindi condannato per eresia e bruciato sul rogo il 6 Luglio 1415 e le sue ceneri gettate nel fiume Reno. La stessa sorte toccò a Girolamo di Praga l'anno successivo e perfino Wycliffe, morto oramai da 30 anni, fu condannato postumo per eresia, ma solo nel 1428 e dietro pressioni di Papa Martino V (1417-1431): il suo corpo fu riesumato e bruciato sul rogo e le ceneri sparse nel fiume Swift.
La condanna sul rogo di H., da parte del re tedesco Sigismondo, fu un colossale errore politico, che fece assurgere la figura di H. a martire della riforma in Boemia e del nazionalismo ceco.
Già quattro anni dopo, nel 1419, le truppe hussite scatenarono una guerra che durò fino alla pace di Jihlava del 1436 e alla fondazione nel 1467 dell'Unione dei fratelli boemo-moravi.
Più recentemente, la figura di H. è stata riabilitata da Papa Giovanni Paolo II in un suo viaggio pastorale a Praga il 28 Aprile 1997.


Martin Lutero
(1483-1546)
Martin Luther (Martin Lutero), il grande riformatore tedesco, nacque il 10 Novembre 1483 ad Eisleben, una cittadina nella Turingia, regione centro-orientale della Germania.
Suo padre, Hans Luther, originariamente un contadino, fece fortuna come imprenditore nelle miniere di rame, mentre la madre, Margarethe Ziegler era una massaia.
Nel 1484, poco dopo la nascita del piccolo Martin, primogenito di sette fratelli, i genitori si trasferirono nel vicino paese di Mansfeld, in seguito alla nomina del padre a magistrato di quella cittadina.
A Mansfeld L. frequentò la scuola di latino e nel 1497 L. si recò a Magdeburgo, per intraprendere gli studi presso la scuola dei Fratelli della Vita Comune, fondati dal mistico Geert de Groote (1340-1384). Tuttavia L. vi rimase solo per un anno, andando a vivere successivamente da alcuni parenti ad Eisenach, dove risedette fino al 1501. In quell'anno il padre lo inviò ad iscriversi all'università della città imperiale di Erfurt, dove L. studiò arti liberali, conseguendo il baccalaureato nel 1502 e il titolo di magister artium nel febbraio 1505.
E fu proprio il 1505 un anno cruciale per il giovane L.: secondo i suoi biografi, il 2 Luglio ritornando ad Erfurt dopo una visita ai genitori, L. incappò, vicino al villaggio di Stotternheim, in un violento temporale e fu quasi ucciso da un fulmine. Nella tormenta L., terrorizzato, fece voto a Sant'Anna, se fosse sopravvissuto, di prendere i voti e mantenne la promessa due settimane più tardi, entrando, contro la volontà paterna, nel convento agostiniano-eremitano di stretta osservanza di Erfurt, dove pronunciò i voti nel 1506 e dove fu ordinato sacerdote il 3 Aprile 1507.
In convento, sotto la guida del frate superiore Johann Staupitz, L. si dedicò allo studio degli scritti di Aristotele, Sant'Agostino, Pietro Lombardo (1100-1160), e del filosofo scolastico Gabriel Biel (1420-1495), commentatore del pensiero nominalista di Guglielmo di Ockham, il cui orientamento teologico era dominante presso gli agostiniani.
Nel 1508, in seguito alla raccomandazione di Staupitz, a L. fu assegnata una cattedra di filosofia morale ed etica aristotelica all'università di Wittenberg, appena fondata nel 1502 dal principe elettore Federico III di Sassonia, detto il Saggio (1486-1525).
Da Wittenberg il futuro riformatore si recò nel 1510 a Roma, assieme al suo maestro Johann Nathin, per portare una lettera di protesta in merito ad una diatriba interna all'ordine agostiniano. L. ne approfittò per visitare la città, facendo il giro dei luoghi santi, per guadagnare, come era consuetudine, indulgenze. Su questo viaggio a Roma, i biografi differiscono nel giudizio: alcuni riportano che L. ne ritornò disgustato dalla corruzione e dal rilassamento dei costumi della corte di Papa Giulio II (1503-1513), altri raccontano che il viaggio non ebbe particolare influenza sulle sue future scelte.
Comunque, ritornato in Germania, L. completò gli studi di teologia, diventando magister in teologia nell'ottobre del 1512 e priore del convento di Wittenberg. Nel 1513 L. assunse la cattedra di esegesi biblica, che conservò fino alla morte.


Huldrych Zwingli

(1481-1531)

Ulrich (o Hulderich) Zwingli nacque a Wildhaus, nella valle di Toggenburg (Cantone San Gallo), nella Svizzera orientale, l'1 Gennaio 1484 (sette settimane dopo Martin Lutero), terzogenito di otto figli di Ulrich (senior), un ufficiale distrettuale della cittadina, e di Margareth Meili.
Z. studiò a Weesen e a Berna [con lo studioso umanista Heinrich Wölflin (Lupulus) (1470-1534)] e nel 1500 si iscrisse all'università di Vienna, ma nel 1502 si trasferì all'ateneo di Basilea, dove seguì corsi di musica, filosofia e materie umanistiche, e, concentrandosi in seguito sugli studi di teologia, dietro incoraggiamento del riformatore Thomas Wyttenbach (1472-1526), si laureò nel 1506 proprio in teologia.
Nello stesso anno, Z. divenne pastore a Glarus (Glarona), ricoprendo l'incarico per dieci anni fino al 1516. Il ruolo di pastore, se da una parte lo impegnava nel solito lavoro di predicatore e curatore di anime, dall'altra gli lasciava sufficiente tempo libero per dedicarsi ai suoi studi classici: rinforzò la sua già solida cultura umanista imparando il greco antico da autodidatta e leggendo i classici romani, greci e i Padri della Chiesa.
Ebbe inoltre contatti con famosi umanisti come Glareano (Henrich Loriti, 1488-1563) e Erasmo da Rotterdam, che Z. ammirò sempre moltissimo e di cui lesse il Nuovo Testamento in greco: da queste letture si sviluppò la sua idea di una superiorità delle Sacre Scritture sulla tradizione della Chiesa.
Partecipò, inoltre, a varie campagne militari in Italia, nel 1513 e 1515, come cappellano militare al seguito delle truppe mercenarie svizzere, ingaggiate dai re di Francia contro la Lega Santa. Quest'esperienza lo scosse notevolmente per due fattori: l'usanza, da Z. odiata, dell'arruolamento dei mercenari nei Cantoni Svizzeri, largamente praticata ai tempi dalle potenze europee, tra cui lo stato della Chiesa (che perfino oggigiorno ha mantenuto quest'abitudine), e la scoperta della liturgia ambrosiana a Milano, diversa da quella da lui utilizzata, e che lo fece riflettere sul fatto che la Chiesa stessa non applicava identiche pratiche rituali in tutto il mondo cristiano.
Ritornato a Glarus, egli fu nominato sacerdote del celebre convento benedettino di Einsiedeln, dall'amministratore e abate Diebold von Geroldseck. Ad Einsiedeln, dove Z. si trasferì dal 1516 al 1518, Z. venne a conoscenza di una diffusa degenerazione della moralità da parte del clero, contro cui iniziò a combattere. Predicò inoltre concetti riformisti già due anni prima di Lutero: Z. disse in seguito che non conosceva a quel tempo il grande riformatore tedesco, e quindi asserì di aver lui stesso iniziato la Riforma in Svizzera in maniera indipendente dalle vicende tedesche di Lutero. Sotto un certo punto di vista aveva ragione: Z. fu molto più riformatore della Chiesa, nel vero senso della parola, rispetto a Lutero, che alcuni autori vedono maggiormente nel ruolo di profeta della Riforma.
La fine
Rientrato a Zurigo, Z. dovette fronteggiare il boicottaggio dei cantoni cattolici all'accordo raggiunto tra le parti per la libera circolazione di predicatori sia protestanti sia cattolici nei vari cantoni: nel 1530 ci furono delle prime schermaglie di guerra, momentaneamente bloccate da una tregua.
Il 30 giugno 1530, l'imperatore Carlo V  aprì i lavori della prima dieta di Augusta, dove i riformisti si presentarono separati e nonostante la conciliatoria Confessio Augustana, tracciata da Melantone, lo strappo con i protestanti svizzeri (Z. e Ecolampadio), che presentarono la loro Fidei ratio, fu un dato di fatto.
Ne approfittarono i cattolici: per bocca di Eck e Faber risposero con la Confutatio e portarono dalla loro parte Carlo V, che confermò le risultanze dell'Editto di Worms del 1521.
Questo parziale successo per la fazione cattolica, unita all'imbarco di merci nei confronti dei cantoni cattolici, fece precipitare le cose in Svizzera con la ripresa della guerra civile.
L'11 Ottobre 1531, i due eserciti si fronteggiarono a Kappel, 60 chilometri est di Zurigo, in cantone San Gallo, ma quello cattolico, forte di 8.000 uomini sconfisse i 2.700 protestanti.
Z. stesso, che aveva deciso di partecipare come cappellano, mentre consolava un soldato morente, fu gravemente ferito dapprima da una sassata e poi da un colpo di lancia.
In queste condizioni già precarie, agonizzò tutto il giorno dell'11 Ottobre, finché, di sera, fu riconosciuto da un soldato nemico, che lo uccise con un colpo di spada. Il corpo ormai senza vita fu poi consegnato ad un finto boia per una condanna-farsa, nella quale fu impiccato e quindi bruciato.
Così morì il Padre della Riforma svizzera e, a futura memoria, la sua statua, con la spada in una mano e la Bibbia nell'altra, fu eretta nel 1855 davanti alla Wasserkirche di Zurigo.

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Filippo Melantone

(1497-1560)

Philipp Schwarzerd, figlio dell'armaiolo Georg Schwarzerd, nacque il 16 Febbraio 1497 a Bretten, vicino alla Foresta Nera nella regione del Baden. All'età di 10 anni, egli andò a vivere con la nonna a Pforzheim e qui fu educato ad una solida cultura classica, ma soprattutto fu fortemente influenzato dal prozio materno, il famoso umanista Johann Reuchlin, che lo convinse a cambiare il proprio cognome in Melantone, la traduzione greca di quello originario tedesco, il cui significato era “terra nera”.
Nel 1509, all'età di soli 12 (!) anni, M., vero ragazzo prodigio, s'iscrisse all'università di Heidelberg ed ottenne il baccalaureato due anni dopo: già nel 1512 era pronto per diventare Maestro di arti liberali, ma la domanda fu respinta per la giovane età. M. si recò quindi all'università di Tübingen, l'ateneo del prozio, dove continuò gli studi per altri due anni e nel 1514, divenne finalmente Maestro, giungendo primo tra 11 candidati.
Iniziò immediatamente ad insegnare come docente nella medesima università e nello stesso tempo si mise a studiare teologia privatamente, poiché aveva una scarsissima considerazione dei docenti dell'epoca.
Sempre durante il suo periodo a Tübingen, prese le difese del prozio, professore d'Ebraico alla stessa università, quando questi entrò in una vivace polemica con gli inquisitori domenicani di Colonia, che si erano messi a distruggere scritture ebraiche.
Nel 1518, in seguito alla raccomandazione sempre di Reuchlin, M. ottenne la cattedra di Greco all'università di Wittenberg e fece un'ottima impressione su Martin Lutero nel suo discorso iniziale. Alla giovane università (fondata solo 16 anni prima) M. completò i suoi studi di teologia, ottenendo il baccalaureato nel 1519, e divenendo docente della stessa materia.
L'amicizia con Lutero si approfondì sempre più e, già dall'inizio, vediamo il giovane professore affiancare il più esperto riformatore, come durante la nota disputa di Lipsia, organizzata dal nunzio papale Carl Von Miltitz (1480-1529) dal 27 Giugno al 16 Luglio 1519, tra il teologo Johann Eck (1486-1543) e i due amici e colleghi Andreas Bodenstein (Carlostadio) e Martin Lutero. Per questo confronto, M. scrisse alcune note per Lutero con citazioni della Bibbia, che contraddicevano le posizioni papali.
I due erano diametralmente opposti come carattere: secondo lo storico Philip Schaff, Lutero era paragonabile ad un selvaggio torrente di montagna, mentre M. si poteva definire un calmo ruscello di campagna. Se l'impeto di Lutero era l'ideale per fare breccia sulla gente comune, la cultura di M. fu fondamentale per diffondere la Riforma presso gli intellettuali.
Nel 1521, M. scrisse la sua principale opera Loci communes rerum theologicarum, dedicato a Re Enrico VIII d'Inghilterra, il primo testo che presentasse sistematicamente la teologia della Riforma. In essa M. sviluppò il concetto della salvezza per grazia in Cristo come risposta al peccato umano, ma toccò, nelle ben 50 edizioni del libro durante la sua vita, molti argomenti della teologia luterana: dai sacramenti a studi sul Vecchio e Nuovo Testamento, sempre con lo stile moderato e inconfondibile che lo contraddistingueva.
Sempre nel 1521, M. venne a contatto con i “Profeti di Zwickau” millenaristi apocalittici capeggiati da Nicholas Storch, che, espulsi dal loro paese, cercarono di esportare le loro idee a Wittenberg: essi furono ascoltati da Amsdorf, M. e Andreas Bodenstein (Carlostadio) e riuscirono ad impressionare favorevolmente Carlostadio e perfino ad installare dei dubbi in M., colpito dalla loro conoscenza della Bibbia.
La situazione, precipitata in seguito ad una serie di episodi di iconoclastia provocati da Carlostadio, divenne così critica che Lutero stesso dovette lasciare il suo rifugio nel castello di Wartburg e tornare a Wittenberg il 7 Marzo 1522 per rimettere ordine tra i propri seguaci. Fu in quest'occasione che M. dimostrò di non avere il carisma necessario per diventare un vero leader.
Nell'Ottobre 1529 M. partecipò al Colloquio di Marburg, dove si approfondì il divario tra Lutero e lo zurighese Huldreich Zwingli sul tema dell'Eucaristia e nell'anno successivo, 1530, egli fu uno dei protagonisti della prima dieta d'Augusta, dove i vari riformisti si presentarono separati e, nonostante la conciliatoria Confessio Augustana, tracciata da M. stesso, lo strappo con i protestanti svizzeri, che presentarono la loro Fidei ratio, divenne un dato di fatto: anche la grave sconfitta militare che questi ultimi subirono nel 1531 a Zurigo (con la morte di Zwingli) non permise un raccostamento ai fratelli tedeschi, bensì un proseguimento nel calvinismo, culminato con la Confessio Helvetica del 1539.
Martin Lutero morì il 18 Febbraio 1546 e M. dovette prendere delle decisioni importanti, senza il conforto del maestro: nel 1548 egli respinse l'interim di Augusta, la formula dottrinale provvisoria fra protestanti e cattolici nell'attesa delle risultanze del Concilio di Trento.
Negli ultimi 10 anni della sua vita (1550-1560), M. si dedicò alla riorganizzazione della Chiesa luterana su una base semi-episcopale e alla riforma della scuola e delle università in Germania (per questo fu soprannominato praeceptor Germaniae), ma soprattutto fu impegnato in frequenti e frustranti discussioni e polemiche con gli altri teologi luterani.
A lui e ai suoi seguaci, denominati anche filippisti, fu rinfacciato uno strisciante cripto-calvinismo per le sue presunte simpatie verso alcuni punti della dottrina di Giovanni Calvino, soprattutto perché M. era incline a aderire al concetto calvinista della presenza spirituale di Cristo nella Cena del Signore, e non alla dottrina luterana della presenza fisica di Cristo.
M. morì a Wittenberg il 19 Aprile 1560.


Martin Bucer
(1491-1551)
Martin Kuhhorn o Butzer (nome umanistico Bucero) nacque a Schlettstadt (Sélestat) in Alsazia l'11 Novembre 1491.
Dopo aver ricevuto una prima educazione di base alla scuola di latino della sua città, B., all'età di quindici anni (nel 1506) entrò nell'ordine domenicano, dove proseguì gli studi diventando prete. Successivamente fu inviato all'università di Heidelberg dove si iscrisse alla facoltà di teologia nel 1517.
L'anno seguente (1518) durante un incontro dell'ordine agostiniano, B. ebbe l'opportunità di ascoltare Martin Lutero, che esponeva la propria dottrina e ne fu talmente conquistato che nel 1521 chiese al Papa Leone X (1513-1521), ed ottenne, la dispensa dai voti monastici.  
Sempre nel 1521 B. si trasferì a Magonza (Mainz), diventando cappellano di corte del principe elettore del Palatinato, Luigi V, detto il Pacifico (1508-1544), ma già l'anno dopo fu nominato pastore a Landstuhl, vicino a Kaiserslauten: qui si sposò con l'ex suora Elizabeth Silbereisen.
Tuttavia a causa della sua intensa attività di predicazione riformista, egli fu scomunicato e trovò un primo rifugio nel castello di Weissenburg (Wissembourg), in bassa Alsazia, di proprietà del cavaliere Franz von Sickingen (1481-1523), difensore di molti riformisti e dissidenti, come Johannes Reuchlin e Johannes Ecolampadio.
Successivamente, nel 1523, B. si trasferì a Strasburgo, dove la Riforma era stata da poco introdotta con successo dal predicatore Mathias Zell (1477-1548), nonostante diversi tentativi di assassinarlo.
A Strasburgo B. lavorò per venticinque anni come principale predicatore della città, collaborando con gli altri noti riformisti, come il già citato Zell, Wolfgang Capito (1478-1541) e Caspar Hedio (1491-1552). Egli si attivò anche per una riforma della vita non solo ecclesiastica, ma anche sociale della città, ed in questo fu sorretto da Jacob Strum (m. 1553), che divenne, a livello del consiglio cittadino, il più accesso sostenitore della causa protestante.
Nel 1527 B. pubblicò un libro di teologia, che influenzò notevolmente Calvino, con il quale aveva in comune le stesse idee sulla predestinazione e sul ruolo dello Spirito Santo.
Nel Giugno 1528 si tenne a Berna i cosiddetti Colloqui, con una massiccia e qualificata partecipazione protestante svizzera (Zwingli, Berthold Haller, Ecolampadio, Franz Kolb, Capito e B. stesso), alla quale i cattolici contrapposero una delegazione non di grande rilievo, scelta dettata da una serie di rifiuti alla partecipazione da parte degli ecclesiastici e dei teologi cattolici più noti, come ad esempio Eck. Il risultato fu una scontata vittoria dei riformatori e la redazione, a cura di Haller, delle dieci tesi di Berna.
Come pensiero riformatore, B. aderì alla corrente zwingliana, ma ciò non gli impedì, in varie occasioni, di cercare di agire come mediatore tra le posizioni svizzere e quelle tedesche luterane. B. fu infatti uno degli artefici dei colloqui di Marburg del 1529 tra Lutero e Zwingli per dirimere la questione dei valore attribuito al sacramento dell'Eucaristia, pur conclusisi con un nulla di fatto.
Nell'anno successivo, 1530, egli fu uno dei protagonisti della prima dieta di Augusta, dove, assieme ai riformisti delle città di Costanza, di Memmingen e di Lindau, presentò la Confessio Tetrapolitana (cioè, per l'appunto, delle quattro città). La riunione si concluse con la conciliatoria Confessio Augustana, tracciata da Philipp Melantone, che tuttavia B. non accettò.  
Ciò nonostante, la pace, almeno formale e di breve durata, tra Lutero e Zwingli avvenne nel 1536 alla Concordia di Wittenberg, dove perlomeno si ottenne un accordo, per quanto concerne l'Eucaristia, tra i luterani tedeschi del nord e i riformatori della Germania del sud, capitanati da B. stesso. Alla stesura dei cosiddetti Capitoli di Concordia, B. fu aiutato dal riformatore italiano Bartolomeo Fonzio, un suo fedele collaboratore.
Dal 1538 al 1541, B. ebbe la possibilità di confrontarsi con Calvino, che risiedeva a Strasburgo, dopo essere stato mandato in esilio da Ginevra.
Nel 1540, B. fu purtroppo protagonista, assieme a Lutero e Melantone, dell'assenso alla bigamia del Langravio Filippo d'Assia (Hesse)(1504-1567), fatto che provocò un grave scandalo.
L'anno successivo (1541) la moglie Elizabeth Silbereisen morì di peste e B. sposò la trentanovenne Willibrandis Rosenblatt, precedentemente vedova di ben 3 riformatori: Ludwig Keller (Cellarius), Johann Ecolampadio e Wolfgang Capito! Willibrandis gli diede 3 figli.
Negli anni successivi, B. partecipò a diverse conferenze tra cattolici e protestanti (Hagenau 1540 e Regensburg 1541) e tentò inutilmente, nel 1542, assieme a Melantone, di portare la Riforma a Colonia (Köln).
Nel 1548 B. respinse l'interim di Augusta, la formula dottrinale provvisoria fra protestanti e cattolici nell'attesa delle risultanze del Concilio di Trento. In seguito a ciò, dovette lasciare Strasburgo: diversi riformatori come Calvino e Melantone gli offrirono ospitalità, ma egli decise di accettare l'offerta dell'arcivescovo di Canterbury, Thomas Cranmer di stabilirsi in Inghilterra, dove si recò nel 1549.
Qui B. fu altamente apprezzato sia da Cranmer che dal re Edoardo VI (1547-1553) e finì i suoi giorni come professore di teologia a Cambridge, dove lavorò alla sua opera De regno Christi e contribuì alla stesura del Book of Common Prayer (il fondamentale libro delle funzioni religiose anglicane).
B. morì il 28 Febbraio 1551 a Cambridge, ma non ebbe vita tranquilla, neanche da morto: infatti nel 1556, sotto il regno della regina Maria Tudor la Cattolica (detta la Sanguinaria) (1553-1558), la sua tomba fu distrutta e le sue ossa bruciate sul rogo.
Toccò alla sorellastra di Maria, la regina Elisabetta I (1558-1603) di far restaurare la tomba di B. con tutti gli onori dovuti.
B. fu, dopo Lutero e Melantone, il più influente dei riformatori tedeschi, presso i quali si distinse nel tentativo di conciliare posizioni spesso non coincidenti. Si può inoltre attribuire a B. il ruolo di ponte tra la Riforma tedesca e quella inglese, che lui poté influenzare negli ultimi anni della sua vita.

Giovanni Calvino
(1509-1564)
Il famoso riformatore Jean Cauvin (nome umanistico Giovanni Calvino) nacque a Noyon in Piccardia (Francia) il 10 luglio 1509 da Gerard Cauvin e Jeanne Le Franc.
Il padre, cancelliere, notaio apostolico ed in seguito procuratore del capitolo della cattedrale di Noyon, era uomo di fiducia del vescovo Charles de Hanguet, il quale procurò al giovane C. un beneficio (una rendita) nel 1521 e un secondo nel 1527.
Dapprima C. studiò a Noyon sviluppando una solida formazione umanistica, poi si trasferì con la famiglia nel 1523 a Parigi, dove frequentò il collegio de la Marche ed il collegio Montaigu, per studiare arti liberali e teologia.
Ma nel 1528 C. abbandonò gli studi di teologia per iscriversi alla facoltà di legge dell'università di Orléans, e in seguito si trasferì a Bourges, all'università voluta da Margherita di Angoulême, sorella di Francesco I di Francia, diventata da poco regina di Navarra.
Nel 1531 il padre Gerard, nel frattempo caduto in disgrazia e sotto scomunica per motivi di bilanci finanziari sospetti, morì e la famiglia dovette promettere di pagare i debiti per ottenerne la sepoltura in terra benedetta.
C. ritornò a Parigi frequentando i corsi dell'Accademia (il Collège Royal de France) e pubblicando nel 1532 la sua prima opera, un commento a De Clementia di Seneca.
Intorno al 1533 C. iniziò a definirsi protestante: alcuni autori raccontano che la pietra miliare sia stata il discorso d'apertura per l'anno accademico, scritto per l'amico Nicolas Cop (c. 1450- dopo 1534), rettore dell'università, ed intriso di concetti luterani ed erasminiani. Il clamore suscitato dal contenuto del discorso, letto il giorno di Ognissanti 1533, ed una taglia sulle loro teste, obbligò ad una fuga precipitosa da Parigi il lettore, che riparò dal padre a Basilea, e l'autore, che si allontanò in direzione Orleans, travestito da vignaiolo con una zappa in spalla.
Dopo varie peripezie (fu anche arrestato a Noyon per aver rinunciato ai suoi benefici, ma riuscì a fuggire), C. arrivò nel 1534 a Nerac, nel Bearn, da Margherita di Angoulême, dove incontrò il noto umanista Le Fèvre d'Étaples.
In seguito C. ritornò a Parigi, ma proprio nel momento sbagliato, vale a dire in piena campagna anti-protestante, scatenata dall'affissione di manifesti (placards) contro la Messa, posti perfino sulla porta della stanza da letto del re Francesco I. La reazione cattolica portò al rogo diversi protestanti, tra cui il noto uomo d'affari Étienne de la Forge, e C. riuscì, un po' avventurosamente, a scappare nuovamente dalla Francia per recarsi nel gennaio 1535 a Basilea.
A Basilea C. lavorò alacremente al suo primo lavoro di notevole spessore: la Christianae religionis institutio, un compendio di dottrina cristiana scritto nel 1535 e pubblicato nel 1536 e con una prefazione indirizzata direttamente a Francesco I di Francia.
Mentre veniva stampata la sua opera, C. si recò a Ferrara, sotto lo pseudonimo di Charles d'Espeville, alla corte di Renata d'Este, figlia di Luigi XII di Francia, e gran protettrice dei riformatori italiani, di cui C. diventò il direttore spirituale, e quindi in Francia per sistemare alcuni affari di famiglia (tra l'altro convertì due suoi fratelli). Decise infine nel luglio 1536 di recarsi a Strasburgo, ma, a causa delle operazioni militari dovuti alla guerra in corso tra Francesco I e l'imperatore Carlo V, egli dovette fare un giro lungo passando da Ginevra.
La città svizzera aveva da poco aderito alla Riforma grazie all'impegno dell'irruente predicatore Guillaume Farel, a cui non parve vero poter convincere l'autore della Christianae religionis institutio a rimanere. Ad essere precisi, C. non ne voleva proprio sapere, ma Farel minacciò che lo avrebbe addirittura maledetto, se non avesse accettato di restare!
I due tentarono di installare un governo teocratico regolato dalle leggi stabilite nelle Ordonnances ecclésiastiques (Ordinanze ecclesiastiche), scritte da C. con l'aiuto di Farel: il controllo e la disciplina ecclesiastica erano demandati ai pastori, i bambini dovevano essere catechizzati, gli “indegni” espulsi dal territorio ginevrino. La reazione della città fu molto negativa e questo sistema poco tollerante, basato sulla censura morale e la scomunica, spinse il consiglio cittadino ad esiliare Farel e Calvino il 23 aprile 1538.
Farel si recò a Neuchâtel, mentre C., passando dapprima da Basilea, andò a Strasburgo, chiamato dai riformatori Martin Bucero e Wolfgang Capito (1478-1541) a dirigere la chiesa dei profughi francesi. Qui C. si sposò con Idelette de Bure, una vedova di un anabattista da lui convertito. Idelette, moglie molto devota al marito, gli diede nel 1542 un figlio, purtroppo morto quasi subito, e lei stessa morì nel 1549.
A Strasburgo C. riesaminò e pubblicò, nel 1539 la versione in latino e nel 1541 quella in francese, la seconda edizione ampliata della sua Institutio, oltre ad alcune altre opere.
Nel frattempo a Ginevra la città senza guida spirituale stava andando allo sbando: ne cercò di approfittare il cardinale Jacopo Sadoleto, che scrisse una lettera alla città, addossando tutta la colpa ai riformatori, e offrendo ai ginevrini il ritorno alla Chiesa Cattolica e alla sua tradizione secolare. I riformatori locali non seppero rispondere a tono, cosa che invece fece C. con la sua Responsio ad Sadoleti epistolam, in cui C. fondava la vera Chiesa di Cristo sulla parola di Dio e non sulle tradizioni della Chiesa Cattolica.
La risposta conquistò i ginevrini, che nel settembre 1541, pregarono C. di recarsi per la seconda volta a Ginevra.
Il ritorno di Calvino a Ginevra fu un ottimo pretesto per il riformatore per imporre al consiglio dei Duecento quelle Ordonnances ecclésiastiques fallite durante il suo primo soggiorno.
C. credeva che quel controllo sulla moralità della popolazione, gestito per secoli dall'autorità ecclesiastica centralizzata (Papa, cardinali, vescovi, ecc.), dovesse essere operata da parte della chiesa locale.
Se da una parte C. meritoriamente diede molto impulso alle attività commerciali e agli investimenti (i famosi banchieri di Ginevra), purtroppo, dall'altra, il suo sistema teocratico di rigido controllo della moralità aveva sicuramente poco del democratico:
I pastori, scelti da altri pastori, dovevano incontrarsi obbligatoriamente una volta al settimana per lo studio delle Sacre Scritture.
Gli insegnanti, o dottori, scelti dai pastori, erano responsabili per l'educazione generale e l'insegnamento delle Scritture.
I diaconi erano preposti all'assistenza dei poveri e dei malati.
Ma erano soprattutto gli anziani, in numero di dodici, la spina dorsale del sistema di C. Responsabili per la disciplina, dovevano sorvegliare sulla moralità della popolazione [furono proibiti i balli, i banchetti, il gioco d'azzardo (il poeta Clément Marot fu espulso per aver giocato a tric-trac), la lettura di parecchi libri (fu proibito perfino un libro popolare come Legenda aurea, un trattato sulle vite di santi e feste cristiane, scritto nel 1255-1266 dal Beato Giacomo da Varagine), le feste, gli spettacoli teatrali!], sull'abbigliamento (il lusso era proibito), sulla partecipazione obbligatoria alle funzioni religiose. Essi inoltre dovevano fare rapporto al concistoro o “Venerabile Compagnia” dei pastori e impedire che i peccatori, riconosciuti tali, potessero accostarsi alla Comunione.
Il concistoro, o “Venerabile Compagnia”, formato dai dodici anziani e dai pastori, decideva su argomenti ecclesiastici ma spesso anche civili, pronunciava sentenze che comprendevano punizioni corporali, esclusione dalla Comunione, scomunica, condanna all'esilio (come successe a Sébastien Castellion e Jérome Bolsec) e nei casi estremi, condanna a morte (come nel 1547 Jacques Gouet, torturato e decapitato, o nel 1553 il famoso episodio di Miguel Serveto, di seguito descritto).
Tuttavia, dall'altra parte, il concistoro si contrapponeva spesso al consiglio dei Duecento, l'autorità civile di Ginevra, che non accettava pedissequamente tutte le sue sentenze, anzi queste ultime furono il pretesto di lotte cittadine al limite della guerra civile, come nel caso della moglie di Ami Perrin, capo dei partigiani di Farel, denominati guglielmini dal nome di battesimo del riformatore, e l'artefice del rientro di C. a Ginevra.
Infatti nel 1547 il concistoro accusò e portò davanti al tribunale, per motivi di condotta morale, la moglie e il suocero di Perrin, proprio quando questi era capitano generale della città. La reazione del partito di Perrin non si fece attendere, scatenando una reazione xenofoba contro gli emigrati francesi, massicciamente presente in città e notoriamente amici di C., soprattutto quando, nel 1548, i guglielmini riuscirono ad ottenere la maggioranza nei consigli cittadini.
Il braccio di ferro continuò nel 1553, quando Perrin, diventato sindaco della città, cercò di far riaccettare alla Comunione un tale Berthelier, un borghese scomunicato e ostile a C.: dovette desistere dal tentativo, ma con l'occasione il consiglio dei Duecento decise di togliere al concistoro il diritto di scomunica.
Ma proprio il 13 agosto di quel 1553 fu arrestato a Ginevra il famoso medico antitrinitariano Miguel Servet (nome umanista: Michele Serveto): C. aveva finalmente l'occasione d'oro per sbarazzarsi di un pericoloso dissidente religioso, che, libero, avrebbe potuto essere molto utile alla fazione di Perrin.
Il processo si rivelò il pretesto per un'ennesima lotta tra calvinisti e oppositori interni, e perfino C. stesso dovette scendere in campo, coinvolgendo nel giudizio finale le chiese riformate di Zurigo, Berna, Basilea e Sciaffusa.
L'epilogo fu la condanna al rogo di Serveto e dei suoi libri, eseguita il 27 ottobre 1553 nel rione di Champel. Il medico spagnolo morì con dignità sul rogo, avendo rifiutato anche l'estremo tentativo di Farel di salvargli la vita in extremis, se avesse ammesso per iscritto i suoi errori.


Tutte le schede sui "Riformatori" sono state tratte dal sito internet: www.eresie.it a cui si rimanda per ulteriori approfondimenti.


 
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