La lebbra - Chiesa Cristiana Evangelica Battista

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La lebbra

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Ancora oggi, solo nel sentire questa parola, ispira a tutti un senso di sgomento e di orrore. Sappiamo dalla storia che tale malattia  era fortemente temuta presso gli antichi, in particolare presso i popoli dell’Oriente, ove, per motivi climatici ed igienici, tale morbo era molto diffuso.
Nell’Antico Testamento (Lev. 13-14) riscontriamo una puntuale e minuta casistica e legislazione nei confronti dei colpiti dalla malattia: le paure ancestrali, la concezione diffusa circa la fatalità, l’incurabilità ed il contagio, costringevano il popolo ebraico ad usare le opportune misure di prevenzione, mediante l’isolamento del lebbroso, il quale, considerato in stato di impurità rituale, veniva a trovarsi fisicamente e psicologicamente emarginato ed escluso dalle manifestazioni familiari, sociali e religiose del popolo eletto.
Inoltre, la lebbra si configurava come un marchio di condanna, in quanto la malattia era considerata un castigo di Dio.
Gesù, nella sua missione di salvezza, ha spesso incontrato i lebbrosi, questi esseri sfigurati nella forma, privi del riflesso dell’immagine della gloria di Dio nell’integrità fisica del corpo umano, autentici rottami e rifiuti della società del tempo. L’incontro di Gesù con i lebbrosi è il tipo e il modello del suo incontro con ogni uomo, il quale viene risanato e ricondotto alla perfezione dell’originaria immagine divina e riammesso alla comunione del popolo di Dio.
In questi incontri Gesù si manifesta come il portatore di una nuova vita, di una pienezza di umanità da tempo perduta.
La legislazione mosaica escludeva, condannava il lebbroso, vietava di avvicinarlo, di parlargli, di toccarlo.
Gesù, invece, si dimostra, anzitutto, sovranamente libero nei confronti della legge antica: avvicina, parla, tocca, e addirittura guarisce il lebbroso, lo sana, riporta la sua carne alla freschezza di quella di un bimbo.
Leggiamo (Marc. 1, 40-42; Luc. 5, 12-15). «Allora venne a lui un lebbroso - in Marco -, lo supplicava in ginocchio e gli diceva: “Se vuoi, puoi guarirmi!”. Mosso a compassione Gesù stese la mano lo toccò e gli disse: “Lo voglio, guarisci!”. Subito la lebbra scomparve ed egli guarì» …
Egli inoltre afferma solennemente che la purità rituale è completamente accessoria, che quella veramente importante e decisiva per la salvezza è la purezza morale, quella del cuore, della volontà, che non ha nulla a che vedere con le macchie della pelle o della persona …

Che cos'è la lebbra?

La lebbra è una malattia infettiva provocata da un bacillo: il mycobacterium leprae, scoperto nel 1873 dal dott. Hansen.
Il bacillo della lebbra, chiamato comunemente bacillo di Hansen, è un parente prossimo del bacillo della tubercolosi. Provoca una malattia cronica che colpisce la pelle e i nervi periferici che diventano insensibili. L'evoluzione molto lenta della malattia provoca delle deformazioni e delle mutilazioni.
La lebbra non è molto infettiva. Non è ereditaria. Si può curare.


Esiste un vaccino?

Attualmente NO ! E' molto difficile realizzarne uno perché il batterio non può essere coltivato.
Tuttavia si stanno studiando diversi approcci:
• utilizzare il vaccino contro la tubercolosi (BCG);
• utilizzare le conoscenze della genetica; il cromosoma del mycobacterium lepre è stato decifrato recentemente, cosa che potrebbe aprire una nuova via ad un vaccino.


La cura

Oggi, con la MDT (polichemioterapia) l’ammalato di lebbra appena comincia la cura non è più contagioso e curandosi può essere guarito entro sei mesi massimo due anni. Da quando è usata la MDT (1980) ben 10 milioni di ammalati di lebbra sono stati guariti.

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Dal 1954, una giornata è destinata dalle Nazioni Unite a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla lebbra. L'ultima domenica di gennaio è la  GIORNATA MONDIALE DELLA LEBBRA

Per saperne di più visita il sito:                                                       

             


 
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